mercoledì 1 febbraio 2012

Corpi fuorilegge


R. Magritte - Gli Amanti



Il nostro cuore fuorilegge
spara colpi di dolore
è troppo tempo che 
non si fa più l'amore

Giusy Ferreri- Il mare immenso


Dopo sei giorni il silenzio fra loro divenne regola. D'ora in avanti avrebbero lasciato solo i corpi a parlare. Le frasi, stroncate prima di nascere, sminuzzate e gutturali, si sarebbero sciolte nell'odore di sudore, di fiato e di sperma, in quella stanza di motel lungo la tangenziale che feriva la campagna apatica.
Si erano ritrovati dopo anni di telefoni muti e sguardi voltati dall'altra parte, quando il caso aveva riavvolto la spirale delle loro vite, per sorprendersi di come le parole, un tempo affilate, fossero diventate armi spuntate. Così fesse da non riuscire nemmeno a raccontare i fianchi modellati da altre mani e quelle rughe di noia vicino alle palpebre.

Poi erano stati quotidiani scambi di messaggi e posta elettronica. Parole che aleggiavano nelle loro menti. Truffaldine, consigliavano di cestinare e non rispondere. Il sì che, anni prima, si erano detti davanti all'altare, si era trasformato negli anni, senza che loro se ne accorgessero, in tanti devi devi e devi. I Devi fare, devi dire, devi tradire, devi troncare sfarfallavano ancora adesso nei loro pensieri.

Ma, passati cinque giorni, in un pomeriggio d'autunno, erano finiti davanti ad un caffè a cercare invano di impilare discorsi, quando dalla finestra la nebbia occultava l'apoteosi dei colori. Piuttosto, a raccontare, furono le mani di lui, rese più abili dall'esperienza e i fianchi di lei, arrotondati e abbelliti da abbracci estranei.

Lui li indovinava sotto il golf leggero e il ricordo gli stuzzicava l'inguine mentre la osservava inumidirsi le labbra. Lei, gli occhi bassi, intuiva quanti altri seni o cosce avevano percorso quelle dita. La stesse mani che lui, poco dopo, le aveva calcato sopra la testa all'improvviso, nel buio del parcheggio. 

Sottomissione, pensava lui e gli piaceva rincorrere quella parola per aumentare la sua eccitazione. Lei invece aveva trovato Dignità a sbarrarle il passo. Crudele, la aveva convinta ad alzarsi e allontanarsi con una risata di scherno. Il tempo di salire in macchina e già si malediceva per essersi fatta abbindolare. Lui, dopo che si era soddisfatto da solo nell'abitacolo buio, pensava a ricontattarla scacciando, come una falena molesta, la parola Rispetto dalla sua mente.

E infatti già il giorno dopo in silenzio, con poche lettere sul telefonino, combinarono l'appuntamento in un bar di passaggio vicino alla tangenziale, frequentato per lo più da stranieri, dove i dialoghi, incomprensibili, non li avrebbero sfiorati.
Il tempo di un caffè e muti si diressero al motel che stava giusto di fronte.
Entrati nella stanza lui la sbatté sul letto, senza nemmeno spogliarla del tutto, tenendole i polsi sopra la testa. Lei aprì ancora di più le gambe, inarcando il bacino verso di lui. Ogni momento si assommava, ogni esperienza passata filtrava dal corpo dell'uno a quello dell'altra e viceversa, per tornare indietro trasformata, accresciuta. Si fondevano per innalzarsi e poi precipitare verso il nulla, avvolti da lenzuola che chissà quanti corpi prima dei loro avevano protetto. Gambe attorcigliate, labbra unite e lingue che scavavano fino ad essere una persona soltanto.
Ciascuno, modellando sempre e soltanto il proprio piacere, con scarsa attenzione e con ancor meno compassione, finiva per soddisfare sempre di più l'altro.
E questo fu il tesoro che, rincorso da anni, scoprirono insieme, per caso, in un crepuscolo di fine ottobre. Il segreto che stronca il pudore. Loro lo avrebbero gustato insieme d'ora in poi, avvinti dalla stagione che va verso il nulla, quando tutti i colori si raccolgono uno dentro l'altro, come amanti in orgasmo.
In un'ora senza ordine, rubata alla pausa pranzo o a qualche riunione di lavoro, si sarebbero ritrovati giorno dopo giorno. A mischiare sudore e fiato, non di certo a fare l'amore, ma a scopare, di nascosto da questo mondo che tutto permette ma niente perdona, senza chiedersi fino a quando sarebbe durato.
Se sarebbe svanito all'improvviso, così come era arrivato o si sarebbe logorato sfilacciandosi piano piano. Senza fermarsi a contemplare quel piccolo miracolo, ma cogliendolo prima che fuggisse di nuovo, avevano capito la vera legge: quella dei corpi fuori legge.



1 commento:

Unknown ha detto...

Lirica è la tua lente di ingrandimento, interessanti e onirici i tuoi fuori-pista narrativi.