R. Magritte - Gli Amanti
Il nostro cuore fuorilegge
spara colpi di dolore
è troppo tempo che
non si fa più l'amore
Giusy Ferreri- Il mare immenso
Dopo sei
giorni il silenzio fra loro divenne regola. D'ora in avanti avrebbero
lasciato solo i corpi a parlare. Le frasi, stroncate prima di
nascere, sminuzzate e gutturali, si sarebbero sciolte nell'odore di
sudore, di fiato e di sperma, in quella stanza di motel lungo la
tangenziale che feriva la campagna apatica.
Si erano ritrovati
dopo anni di telefoni muti e sguardi voltati dall'altra parte, quando
il caso aveva riavvolto la spirale delle loro vite, per sorprendersi
di come le parole, un tempo affilate, fossero diventate armi
spuntate. Così fesse da non riuscire nemmeno a raccontare i fianchi
modellati da altre mani e quelle rughe di noia vicino alle
palpebre.
Poi erano stati quotidiani scambi di messaggi e posta
elettronica. Parole che aleggiavano nelle loro menti. Truffaldine,
consigliavano di cestinare e non rispondere. Il sì che, anni prima,
si erano detti davanti all'altare, si era trasformato negli anni,
senza che loro se ne accorgessero, in tanti devi devi e devi. I Devi
fare, devi dire, devi tradire, devi troncare sfarfallavano ancora
adesso nei loro pensieri.
Ma, passati cinque giorni, in un
pomeriggio d'autunno, erano finiti davanti ad un caffè a cercare
invano di impilare discorsi, quando dalla finestra la nebbia
occultava l'apoteosi dei colori. Piuttosto, a raccontare, furono le
mani di lui, rese più abili dall'esperienza e i fianchi di lei,
arrotondati e abbelliti da abbracci estranei.
Lui li indovinava
sotto il golf leggero e il ricordo gli stuzzicava l'inguine mentre la
osservava inumidirsi le labbra. Lei, gli occhi bassi, intuiva quanti
altri seni o cosce avevano percorso quelle dita. La stesse mani che
lui, poco dopo, le aveva calcato sopra la testa all'improvviso, nel
buio del parcheggio.
Sottomissione, pensava lui e gli
piaceva rincorrere quella parola per aumentare la sua eccitazione.
Lei invece aveva trovato Dignità a sbarrarle il passo. Crudele, la
aveva convinta ad alzarsi e allontanarsi con una risata di scherno.
Il tempo di salire in macchina e già si malediceva per essersi fatta
abbindolare. Lui, dopo che si era soddisfatto da solo nell'abitacolo
buio, pensava a ricontattarla scacciando, come una falena molesta, la
parola Rispetto dalla sua mente.
E infatti già il giorno dopo
in silenzio, con poche lettere sul telefonino, combinarono
l'appuntamento in un bar di passaggio vicino alla tangenziale,
frequentato per lo più da stranieri, dove i dialoghi,
incomprensibili, non li avrebbero sfiorati.
Il tempo di un caffè
e muti si diressero al motel che stava giusto di fronte.
Entrati
nella stanza lui la sbatté sul letto, senza nemmeno spogliarla del
tutto, tenendole i polsi sopra la testa. Lei aprì ancora di più le
gambe, inarcando il bacino verso di lui. Ogni momento si assommava,
ogni esperienza passata filtrava dal corpo dell'uno a quello
dell'altra e viceversa, per tornare indietro trasformata,
accresciuta. Si fondevano per innalzarsi e poi precipitare verso il
nulla, avvolti da lenzuola che chissà quanti corpi prima dei loro
avevano protetto. Gambe attorcigliate, labbra unite e lingue che
scavavano fino ad essere una persona soltanto.
Ciascuno,
modellando sempre e soltanto il proprio piacere, con scarsa
attenzione e con ancor meno compassione, finiva per soddisfare sempre
di più l'altro.
E questo fu il tesoro che, rincorso da anni,
scoprirono insieme, per caso, in un crepuscolo di fine ottobre. Il
segreto che stronca il pudore. Loro lo avrebbero gustato insieme
d'ora in poi, avvinti dalla stagione che va verso il nulla, quando
tutti i colori si raccolgono uno dentro l'altro, come amanti in
orgasmo.
In un'ora senza ordine, rubata alla pausa pranzo o a
qualche riunione di lavoro, si sarebbero ritrovati giorno dopo
giorno. A mischiare sudore e fiato, non di certo a fare l'amore, ma a
scopare, di nascosto da questo mondo che tutto permette ma niente
perdona, senza chiedersi fino a quando sarebbe durato.
Se sarebbe
svanito all'improvviso, così come era arrivato o si sarebbe logorato
sfilacciandosi piano piano. Senza fermarsi a contemplare quel piccolo
miracolo, ma cogliendolo prima che fuggisse di nuovo, avevano capito
la vera legge: quella dei corpi fuori legge.

1 commento:
Lirica è la tua lente di ingrandimento, interessanti e onirici i tuoi fuori-pista narrativi.
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